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Der Blutsauger
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« Reply #2 on: December 21, 2008, 01:42:42 AM » |
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Cantautorale è un genere musicale che pone come soggetto stesso della canzone il cantante-autore (da qui cantautore), il suo punto di vista, la sua visione del mondo e la sua personale poetica. Per queste ragioni le canzoni di stampo cantautorale vengono in genere scritte (musica e testi) e cantate dalla medesima persona. (da it.Wiki)
La Patchanka è un "non genere", caratterizzato da una commistione di colori, suoni, stili, lingue, musiche e tradizioni diverse: i Mano Negra ispirandosi ai Clash creano una musica in cui si mescolano punk rock, ska, reggae, rock, flamenco, funky, salsa, rap e calypso e un cantato in francese, inglese, spagnolo e arabo. Ci sono trombe, chitarre, ritmi incalzanti, cori, falsetti e filastrocche che danno vita ad un mix di suoni originale, innovativo ed esplosivo. (vd Manu Chao, Roy Paci & Aretuska, Modena City Ramblers etc etc etc. Sempre da it.Wiki)
Dal loro sito ufficiale, riguardo il loro ultimo album:
Sound:
“Occidente†è un disco figlio della ricerca del proprio suono globale. Un disco che parla di radici e al tempo stesso di smarrimento, che parla di punti cardinali pur non arrivando mai a delineare un centro. Un disco sul movimento, sull'evoluzione, sul viaggio; un disco non tanto sulla globalizzazione, ma nella globalizzazione, fatto di cose raccolte nel bazar planetario, mettendo assieme sonorità provenienti da ambienti totalmente distinti. Accade cosଠche il rock, il punk, il jazz, il blues, la musica popolare balcanica e irlandese, le sonorità britanniche e francesi, incontrino la canzone d'autore e si fondino ulteriormente con elementi di elettronica e poi ancora, successivamente, con le componenti base del reggae e del dub, coniando infine un suono fedele all'infedele idea di “patchankaâ€, termine da intendere proprio come “miscuglioâ€, coniato a fine anni '80 dal collettivo dei Mano Negra guidato da Manu Chao.
Tematiche:
“Occidente†non affronta una tematica definita. In fin dei conti ciò che davvero traccia è piuttosto un punto di vista, una finestra attraverso cui si osservano alcuni aspetti disseminati dall'uomo nelle grandi megalopoli o tra le campagne che le collegano. Un punto di vista simile a quello che lega un viaggiatore a ciò che scorre al lato della strada. Non importa se il viaggio sia reale, se sia davvero trascorso in una storia di copertoni e asfalto, ruote e binari, gasolio e nuvole, oppure rappresenti piuttosto un percorso nella memoria di ciò che è stato, nel contrasto di ciò che è o se sia, piuttosto, un percorso attraverso diversi spunti di riflessione, siano essi sociali, storici o personali. In ogni caso, il punto di vista del viaggiatore resta fisso; diventa una condizione esistenziale, una predisposizione d'animo, un filtro attraverso cui passano le immagini e le riflessioni.
E' il punto di vista di chi ha perso le radici e ne cerca di nuove ma anche di chi sfugge al peso della tradizione, della sedimentazione e parte alla ricerca di nuovi orizzonti, di aria pulita, di una terra vergine su cui ricominciare tutto. No, occidente non affronta una tematica definita. Non si può proprio dire che “parli†di qualcosa. E' anche un disco sulla negazione, sullo smarrimento, sull'assenza di un vero centro, sulla perdita dell'identità , sull'inesistenza di un metro di giudizio buono per tutte le circostanze.
E' la storia di un lunghissimo viaggio che arriva ad una precisa conclusione, da cui non si schioda mai: e cioè che anche in un naufragio, anche in un momento in cui non si riesce più a distinguere davvero chi sei, dove vai, perchà© ci vai o a cosa è servito realmente essere i figli di una civiltà millenaria, c'è un elemento che resta fisso mentre tutto si muove: il profondo senso di poesia che può essere colto in tutte le azioni umane, in tutti gli sforzi di milioni di persone, nei gangli degli eventi passati, nelle contraddizioni di un presente feroce, nelle illusioni e nelle speranze sul futuro. E' sempre l'uomo e la sua azione a rappresentare il vero centro della sua vicenda sulla terra. Il suo agitarsi, il suo sperare, il suo trionfare, il suo perdere, il suo nascere, il suo morire, il suo suonare, il suo esistere, disegnano i tratti di un quadro senza tempo talmente bello, vivo e vero, che questo viaggio, anche se iniziato nella perdita e nell'assenza di una casa, vale comunque la pena di essere intrapreso, perchà© può portare, per chi riesce a vederlo, alla costruzione di una casa mille volte più grande, edificata con tutte le immagini e le piazze raccolte tra quello che resta delle nazioni, proiettata nelle vie del nuovo regionalismo. La casa di tutte le case; un punto di vista sereno, da cui contemplare senza dolore quello che succede, da cui scorgere il futuro senza affondare nel timore e nella chiusura; il concetto stesso di umanità e la sua poesia più alta: la cima della torre di Babele.
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