Recensione – Halo: Reach
 

Halo: Reach

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Recensione – Halo: Reach

Recensione – Halo: Reach
5
Titolo: Halo: Reach
Piattaforme: Xbox 360
Publisher: Microsoft Game Studios
Sviluppatore: Bungie
Genere: FPS
Data d'uscita: 14 settembre 2010
PEGI: 16+

Il marchio Xbox è sempre stato associato automaticamente ad Halo. Amata da molti, odiata da altrettanti, la serie creata da Bungie è stata, nel bene e nel male, un punto di riferimento per gli FPS su console. Lo sviluppo della saga sta ora passando il testimone a 343 Industries, nuovo studio creato da Microsoft appositamente per sviluppare i prossimi Halo. Ciò nonostante, Bungie ha deciso di rilasciare il loro ultimo capitolo della serie, che narra la battaglia di Reach. È un canto del cigno degno di questo nome? Scopritelo leggendo.

- Spartans never die

Come già anticipato, in questo nuovo capitolo di Halo affronteremo in prima persona la battaglia di Reach, e precisamente nei panni del nuovo arrivato della squadra Noble, denominato (appunto) Noble Six.

Noble Six sarà il protagonista della nostra avventura su Reach.

Per chi fosse nuovo al mondo di Halo è necessario un po’ di background. Reach è uno dei pianeti umani più importanti del fantascientifico universo creato da Bungie, e la sua caduta per mano dei Covenant, un gruppo di alieni estremamente pericolosi e agguerriti, è un punto importante nella storia della serie.

In Halo: Reach ci troveremo in prima linea a combattere contro i Covenant durante la caduta del pianeta. Il protagonista è stato scelto come rimpiazzo al sesto membro del team Noble, ora deceduto. La squadra in questione è composta da sei Spartan (soldati potenziati che rappresentano l’elite delle forze terrestri), di cui solo due della squadra originale. Nei panni di Noble Six (che non avrà mai un nome preciso all’interno del gioco) dovremo affrontare diverse operazioni contro i Covenant nel disperato tentativo di difendere Reach dall’imponente assalto nemico.

Pur possedendo una trama nella norma, il modo in cui questa viene narrata non è esattamente dei migliori, e gli sviluppatori avrebbero potuto lavorare di più su questo aspetto. Nello specifico, più della metà del gioco è composto da missioni quasi scollegate tra loro, che creano un effetto spiacevole sull’avventura. Nonostante questo, il finale del gioco riesce a colpire ed a soddisfare il giocatore.
Anche i personaggi non sono all’altezza delle aspettative, poichè pur possedendo le potenzialità per renderli memorabili ed interessanti, Bungie ha trascurato anche questo aspetto della narrazione.

- The fall of Reach

Fortunatamente, il punto forte di Halo non è mai stato la sua trama. Vediamo, quindi, come se la cava Reach sul punto di vista del gameplay. La struttura di fondo resta quella tipica di Halo: uno sparatutto in prima persona con diverse fasi di guida. Ci sono state, però, diverse modifiche rispetto ai precedenti.

La prima cosa che salta all’occhio è la possibilità di utilizzare le cosiddette “Armor Abilities”, dei potenziamenti che possono essere utilizzati per ottenere vari benefici. Queste abilità hanno un tempo di ricarica, variabile a seconda di quella utilizzata, che è necessario attendere prima di poterle utilizzare di nuovo: non è quindi possibile utilizzarle all’infinito. In ogni missione della campagna il giocatore parte con l’abilità “Dash”, ma è possibile cambiare Armor Ability con quelle trovate durante il corso della missione. È possibile utilizzare una Armor Ability alla volta, e le trovate elencate qua sotto:

  • Dash: il classico scatto in avanti. Permette di correre molto velocemente per un breve tempo.
  • Armor Lock: dà la possibilità di creare uno scudo attorno al corpo, che crea anche una scarica EMP quando si disattiva. Mentre è attivo, però, non ci si può muovere.
  • Jetpack: un classico jetpack che permette di volare per brevi distanze.
  • Invisibilità: fa diventare invisibile il giocatore per una buona quantità di tempo.
  • Ologramma: crea un ologramma del giocatore, che corre in avanti e distrae i nemici.
  • Scudo a bolla: genera uno scudo abbastanza grande da contenere diversi giocatori. È possibile entrare e uscire dallo scudo a piacimento, e si distruggerà dopo aver subito una buona quantità di colpi. Ne esiste una variante medica.

La guida avrà, come sempre, un ruolo importante nel gioco.

Queste abilità permettono diversi approcci alla battaglia, ma il loro effetto si nota sopratutto online.

L’IA dei nemici è ulteriormente migliorata rispetto ad Halo 3, e risulta particolarmente brillante in questo Reach: i Covenant, infatti, cercheranno spesso di aggirare il giocatore e ucciderlo. Anche il livello di sfida, che è incrementato non poco col ritorno dei resistentissimi Elite, contribuisce a rendere ogni battaglia vinta una piccola vittoria. Notevolmente migliorata, inoltre, è l’IA alleata, che ora rappresenta un punto abbastanza importante. Nonostante manchi un vero senso di cooperazione, dovuto anche al fatto che non è possibile impartire ordini ai compagni, gli alleati daranno filo da torcere ai Covenant, e aiuteranno il giocatore in più di un’occasione.
Inoltre, la discreta varietà di nemici (che richiedono spesso un approccio differente) rende le sparatorie molto divertenti. Lo stesso si può dire per le fasi di guida, che variano il gameplay e ripropongono lo stesso, convincente modello di guida. Sono anche aumentate le mai troppo apprezzate fasi dove si utilizzano velivoli, come il nuovo Falcon.

Insomma, la campagna di Halo: Reach si rivela molto divertente e ben fatta, e il mix di sparatorie e sezioni di guida, entrambe ben riuscite, riesce a intrattenere il giocatore per tutta la campagna. Ci sono, però, alcuni difetti.
Il primo di questo è rintracciabile nella già citata IA degli alleati, che si dimostrano incapaci alla guida dei veicoli, lanciandosi in mezzo alla mischia incuranti dello stato del giocatore e andando a sbattere ripetute volte. Il secondo difetto è nella longevità, che si attesta sulle 7-8 ore, pur rimanendo molto rigiocabile.
Un altro gradito ritorno dagli altri Halo è la possibilità di affrontare la campagna insieme a tre amici. A differenza degli altri capitoli della serie, però, in Reach è presente un enorme senso di cooperazione, sopratutto a difficoltà elevate. I nemici rappresentano una vera sfida, e sarà necessario richiedere supporto ai compagni più di una volta.

Un’altra componente chiave di Halo è il suo multiplayer, che in Reach raggiunge la sua massima estensione grazie alle Armor Abiities. Le nuove abilità degli Spartan, infatti, garantiscono una buona componente tattica alle partite, che si incastra perfettamente col ritmo di gioco. In ogni caso, le modalità disponibili non scontentano nessuno: oltre ai classici deathmatch, ci sono le sparatorie “classiche” (senza Armor Abilities), i cattura la bandiera e così via, per finire con la nuovissima Invasion, dove Spartan ed Elite si scontrano in memorabili partite attacco-difesa. Torna anche la modalità “Sparatoria”, dove quattro Spartan devono difendersi da orde di Covenant di difficoltà crescente. Anche questa è stata ampiliata, con alcune varianti piuttosto interessanti, e resta piuttosto divertente.

Il multiplayer comprende svariate modalità.

Per i maniaci del modding, invece, c’è la nuova Fucina, che rivela un potenziale davvero elevato. Per chi non conoscesse la Fucina, è una modalità creata in Halo 3 che permette di modificare le mappe esistenti con nuovi oggetti e modificarle sostanzialmente. In Reach, tutto questo è stato decisamente migliorato, con l’introduzione di molti nuovi oggetti e strutture architettoniche, così come nuove funzionalità che permettono di ruotare precisamente gli oggetti, incastrarli tra loro e molto altro, lasciando così alla community la possibilità di dare sfogo alla propria creatività.

Infine, ritorna anche la modalità Cinema, con la quale è possibile rivedere le partite completate di recente (o quelle salvate) e scattare delle foto.

Insomma, Reach è una vera perla a livello di gameplay, e probabilmente uno dei massimi raggiunti su console in quanto a FPS.

- Dettagli tecnici

La grafica ha subito un notevole miglioramento da Halo 3, risultando ora piuttosto gradevole, anche se dall’aspetto più “sporco” rispetto al precedente capitolo.

La colonna sonora è, come da tradizione, di tutto rispetto, e accompagna in maniera eccezionale l’intera campagna.

- Conclusione

Tirando le somme, Halo: Reach, andando ben oltre le aspettative, si conferma come un degno canto del cigno per Bungie. La pessima narrazione e l’IA alleata incapace al volante non impediscono all’ultimo Halo firmato Bungie di raggiungere una vetta altissima, raggiungendo il grado di capolavoro e confermando l’importanza di Halo nel panorama 360.

Valutazione:

Classe A – Capolavoro

Gameplay: 8
Tecnologia: 7
Art Design: 5
Longevità: 7

+Gameplay solidissimo
+IA eccezionale
+Grande colonna sonora
+Grafica piuttosto buona
+Fucina molto valida
+Multiplayer ben fatto e solido

-Narrazione pessima
-L’IA alleata ha qualche problema alla guida

TOTALE: 8 su 10 (cosa significa?)

Acquisto consigliato? Si, a tutti i possessori di Xbox 360.

Approfondimenti: La Wiki di Halo contiene tutte le informazioni necessarie per orientarsi nella storia della saga e in Reach.

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